La Chiesa generata dalla Pasqua

Salvatore Savaglia

La Chiesa, generata dalla Pasqua,
immersa nel torrente della grazia
sgorgato dal costato dell’Agnello,
acclama il Padre, fonte della luce,
cantando senza fine.

A te la potenza, Signore,
a te la gloria nei secoli!

La Chiesa, confermata nella fede,
segnata dall’unzione spirituale,
effonde il buon profumo dello Sposo
e, colma dello Spirito d’amore,
esulta senza fine.

La Chiesa, radunata dall’Agnello,
beata per l’invito alle sue nozze,
partecipa al convito di salvezza
e, resa un solo corpo nel Signore,
lo loda senza fine.

Inno per la 76ª Settimana Liturgica Nazionale

Catania 24-27 agosto 2026
Il video del canto
musicato dal Mº Mons. Valentino Miserachs Grau

12 febbraio 2026

Presentazione

L’inno intende offrire una sintesi teologica del mistero della Chiesa, generata dall’evento pasquale e resa partecipe di esso nella liturgia dei sacramenti. Il testo assume alcune immagini bibliche e patristiche, articolandole in una forma metrica che favorisce la destinazione al canto. L’impianto delle tre strofe segue un progressivo sviluppo teologico, che dalla Pasqua di Cristo giunge al suo orizzonte escatologico.

La prima strofa contempla l’origine teologica della Chiesa, «generata dalla Pasqua» e immersa nella grazia che sgorga dal costato dell’Agnello. L’immagine si lascia ispirare dalla tradizione patristica: il fianco trafitto di Cristo (cfr. Gv 19,34) è la sorgente da cui scaturiscono l’acqua e il sangue, figure dei sacramenti della salvezza. In questa prospettiva la comunità ecclesiale appare primariamente come realtà generata dall’iniziativa salvifica di Dio, di cui i sacramenti costituiscono i segni efficaci.

La seconda strofa introduce la dimensione pneumatologica e nuziale della Chiesa: «confermata nella fede» e «segnata dall’unzione spirituale», essa è il tempio dello Spirito Santo. Il testo si ispira alla simbologia biblica del Cantico dei Cantici e riecheggia il linguaggio paolino (cfr. 2Cor 2,15), per mettere in luce la vocazione alla testimonianza e alla missione della Chiesa, chiamata a diffondere nella storia «il buon profumo dello Sposo».

La terza strofa sviluppa infine l’orizzonte escatologico ed eucaristico. La Chiesa è rappresentata come comunità radunata dall’Agnello e resa beata dall’invito alle sue nozze (cfr. Ap 19,7-9). La partecipazione al mistero eucaristico, «convito di salvezza», rende la comunità dei credenti «un solo corpo nel Signore» e anticipa sacramentalmente la comunione definitiva con Dio.

Sul piano metrico, l’inno è strutturato in strofe pentastiche, costituite da quattro endecasillabi a maiore sciolti, con accento metrico sulla seconda, sesta e decima sede, seguiti da un settenario conclusivo, con accento sulla seconda e sesta sede. La regolarità degli accenti contribuisce a conferire al testo un andamento ritmico equilibrato e ne favorisce la cantabilità.

Sotto il profilo stilistico, il testo presenta alcuni procedimenti retorici che delimitano l’architettura poetica dell’inno, creando un equilibrio formale e contribuendo a conferirgli unità e forza espressiva. In particolare, si osserva l’uso dell’anafora — «La Chiesa…» — che attribuisce coesione strutturale al componimento e pone in evidenza il soggetto dell’inno. A questa struttura iniziale corrisponde l’epifora, costituita dalla ripetizione dell’espressione «senza fine» alla conclusione delle strofe. Tale formula, desunta dalla chiusa del prefazio, rafforza il dinamismo dossologico del testo e richiama la dimensione escatologica della liturgia.

L’acclamazione «A te la potenza, Signore, / a te la gloria nei secoli!», posta in funzione di ritornello, introduce un momento dossologico che scandisce le strofe, accentuando la dimensione liturgica del testo e favorendo la partecipazione assembleare al canto.

Link allo Spartito per Coro, Organo e Ottoni del Mº Mons. Valentino Miserachs Grau
Scarica